INTRODUZIONE

La mia avventura di appassionato di caprette tibetane (o caprette nane) è iniziata nel Giugno di parecchi anni fa quando,  presissimo da un sacco di impegni, non riuscivo più a trovare il tempo per curare l'ampio giardino della mia casa sull'Appennino emiliano.

Fu un mio caro amico a suggerirmi la soluzione caprette. Soluzione che, a dire il vero, avevamo già preso in considerazione, scartata, diversi anni prima con mio padre.

Trascorsi alcuni mesi a cercare informazioni su questo animale e sulle principali esigenze. Ricerca che probabilmente sta svolgendo in questo momento anche qualcuno di voi.

Devo riconoscere che a quei tempi fu tutt'altro che agevole ... e trovai pochissimo in italiano.

Dopo avere sentito e visitato diversi possibili rivenditori, la mia scelta esemplari cadde su un agriturismo a una quarantina di chilometri da casa mia. Qui erano allevate, con grande cura e competenza, insieme a daini e conigli in un boschetto che che si estendeva su due versanti di una collina tagliati da un piccolo torrente.

Inizialmente tenni  le caprette  in un "sotto-recinto" (all'interno di quello principale) di circa mille e cinquecento metri quadrati. Negli anni successivi ho esteso questo recinto a tutta la zona impervia della proprietà fino a coprire una superficie intorno ai quattromila metri quadrati complessivi (per lo più occupato da alberi da frutto).

Devo ammettere che il risultato è sto un successo e da quel momento erbacce infestanti e similari non si sono più visti nella loro area.

Nei mesi primaverili, estivi e autunnali si procurano da sole il cibo brucando l'erba all'interno del recinto. Solo saltuariamente provvedevo in queste stagioni con integrazioni di orzo in grani e vegetali. Per il beveraggio ho scelto inizialmente di installare un temporizzatore, per cambiare l'acqua almeno una volta al giorno. Successivamente ho potuto constatare che la sostituzione manuale settimanale dell'acqua era più che sufficiente.

Per i mesi invernali la loro dieta è formata soprattutto da fieno. Quest'ultimo lo fornisco loro all'interno di una mangiatoia da 8 metri cubi nella quale possono entrare a rifocillarsi (inizialmente avevo optato per le feritoie dove potessero inserire solo la testa. Alcuni episodi di momentanei "incastramenti" delle corna  mi hanno atto optare per questa nuova soluzione).

Per ripararle dalle intemperie ho predisposto una capanna, aperta nei lati verso la collina e chiusa con della tela adombrante nei lati scoperti al vento; all'interno di questa, in  un punto sempre asciutto e ben protetto, ho sistemato una vecchia rete con attaccata sopra una porta rotta, in modo che potessero avere anche un posto rialzato dove coricarsi sempre e comunque all'asciutto. Nella stessa capanna è stato predisposto del sale minerale in blocchi, indispensabile per mantenere sani gli animali.

In generale, posso assicurare che sono molto socievoli con l'uomo e, contrariamente alla loro fama, non sono così distruttive e "rapaci" ... anche se è meglio tenerle lontane da fiori, siepi,  giovani piante, rami con foglie tenere e proteggere la cornice con della rete.  Non è difficile che, una volta presa confidenza con l'ambiente circostante, provino ad evadere, anche scavando nel terreno; normalmente tendono comunque a non allontanarsi troppo dal recinto nel quale hanno la capanna.

Un consiglio: attenzione ai maschi. Possono creare alcuni problemi con la loro irruenza e, soprattutto, il loro odore (in particolare nel periodo dell'estro). Andrebbero acquistati solo se si possiede un posto sufficientemente grande e attrezzato, dove poterli eventualmente tenere isolati dalle femmine (anche alla vista). Sanno però essere anche più docili e socievoli con l'uomo delle stesse femmine.